Recensione del libro: “Il terapeuta e le emozioni” di P. Bertrando


Emozioni e terapia sistemica: è questo il binomio di cui Paolo Bertrando parla in questo suo nuovo libro.

A un primo sguardo potrebbe sembrare una riflessione non particolarmente nuova. Fruggeri prima di Bertrando parla dei vissuti del terapeuta: li vede come indicatori della relazione terapeutica, utili strumenti per monitorare l'andamento della terapia.

Come ci ricorda infatti L. Fruggeri nel suo articolo Le emozioni del terapista, “un'attenta analisi della letteratura sulla terapia familiare mostra come i riferimenti alle emozioni siano più frequenti di quanto non ci si aspetterebbe.[...]Certamente i modi e i linguaggi restano diversi”(Psicobiettivo, 3, 1992, pp. 23-34). Ed è proprio nel linguaggio di Bertrando la chiave che ha portato una ventata di novità nel modo di osservare e usare le emozioni in ambito clinico sistemico. Bertrando, con questo nuovo lavoro, mostra quanto sia utile e importante usare le emozioni tanto da renderle elementi di primo piano dello scambio dialogico degli attori della terapia.

Come l'autore, anche altri terapeuti hanno parlato dell'importanza delle emozioni non solo nel processo di ipotizzazione, ma anche come indicatore dell'andamento terapeutico; Bianciardi per esempio sottolinea come l'ammettere a sé stessi, in qualità di terapeuti, le emozioni che si provano, potrebbe aiutare a superare degli empasse altrimenti difficilmente arginabili. In aggiunta a questo Bertrando oggi ci incita a rischiare, non solo vivendo le nostre emozioni, ma anche esprimendole e rielaborandole con i pazienti.

Ci esorta dunque, come terapeuti, ad ascoltare le nostre emozioni durante la seduta, esprimerle e permettere che entrino nello scambio comunicativo, con il canale verbale, analogico e relazionale, per far sì che il dialogo che ne scaturisce possa essere un prezioso aiuto per la riuscita della terapia.

Bertrando, tramite la curiosità che lo caratterizza, si pone domande sul cambiamento delle tecniche e delle prassi della psicoterapia, avvenuto negli anni. Decide di fare un breve excursus storico per osservare come è cambiato il modo di fare terapia, ma soprattutto come sono cambiate le richieste che arrivano dai pazienti. Troviamo in questo libro un autore che non rimane ancorato al passato, ma osserva l'importanza del cambiamento in un postmoderno caratterizzato da richieste ambivalenti. Sostiene che “il senso della terapia non può essere lo stesso” ed è per questo che ipotizza come, nonostante tutti gli strumenti utilizzati finora in terapia sistemica (e non solo), i vissuti tornino ad avere una grande importanza. Siamo d' accordo con lui nel ritenere che sia fondamentale per il terapeuta entrare nel dialogo senza temere di “dire la propria verità in un rapporto chiaro e sicuro”, mettendosi in gioco insieme al paziente, assumendosi il rischio che l'effetto sugli altri sia completamente diverso da quello che ci saremmo aspettati.

Sul finale, facendo un'autoanalisi, sottolinea come tutti i concetti esplicitati nel saggio siano sempre stati presenti nelle sue terapie, semplicemente non erano mai stati presi in considerazione e analizzati affinché potessero essere esplicitati permettendo al terapeuta di poter essere più consapevole.

Negli ultimi anni ci è capitato di sentire come Boscolo stesso, nelle sedute da lui condotte, fosse tornato a rivedere l'importanza delle emozioni osservate e vissute all'interno della stanza di terapia; e, come riprende Bertrando oggi, mettendo in primo piano il vissuto del terapeuta stesso, quale linea guida per l'azione terapeutica.

Boscolo e Cecchin, nostri grandi maestri, hanno insegnato e promosso concetti cardine per la terapia, sistemica e non, quali circolarità, neutralità, ipotizzazione, curiosità ed irriverenza; oggi Bertrando continua a mantenere vivi questi principi cercando di osservare come la loro utilità possa arricchirsi se il terapeuta riflette sulle emozioni nell'incontro col cliente. Se Cecchin parlava di curiosità ed irriverenza, oggi l'autore ci mostra, in un'ottica sistemica e narrativista, come entrare in relazione con i pazienti attraverso il canale emotivo; il suo pensiero verte sul fatto che in quanto terapeuti dovremmo avere il coraggio di ascoltare gli altri e ascoltarci, non per fare interpretazioni psicanalitiche, bensì per osservare cosa nasce e succede nell'interazione.

Dopo 10 anni di studio ed interesse per l'argomento, l'autore decide di parlarci di emotività con un tono meno classico, meno analitico, raccontando se stesso, pur inserendo la riflessione nella cornice postmoderna, in cui il fare psicoterapia perde completamente l'accezione classica del terapeuta esperto. Inserire questi discorsi nella cornice sistemica permette di cogliere appieno quanto i vissuti siano prodotti dalla relazione. Con una visione costruttivista e costruzionista emerge quanto l'interazione generi nell'individuo e nel suo scambio con l'altro. Attraverso il concetto del positioning, convergono le visioni costruttiviste, l'attenzione a cosa si genera nella persona perché sollecitata rispetto alla propria epistemologia, e costruzioniste, per quanto si produca in lei per effetto del dialogo. Il terapeuta dialogico si trova così a vivere le risonanze al contesto che gli derivano dalla propria costituzione, oltre a essere bersaglio di quelle altrettanto precostituite del cliente, con la possibilità di utilizzarle e modificarle.

Ci sembra che l'intento di questo lavoro sia darci una descrizione del modello sistemico mediante una lente nuova, una nuova prospettiva più complessa, in cui non esistono solo i sistemi emotivi del paziente o del terapeuta da tenere in considerazione, ma sia altrettanto necessario prestare attenzione all'emotività prodotta dall'interazione: emozioni e forma del sistema sono elementi co-emergenti, quindi il cambiamento può generarsi agendo sia sul sistema sia sulle emozioni.

Bertrando parla di emozioni dominanti e tacite, presenti in ogni essere umano, emozioni che sarebbe importante analizzare in terapia per poter comprendere al meglio non solo quello che il paziente ci porta, ma anche e soprattutto quello che vive nella sua quotidianità.

Se pensiamo che la stanza di terapia possa essere un luogo in cui osservare, forse in modo amplificato, ciò che il paziente vive nel suo spazio, allora significa che in questo stesso luogo è possibile sperimentare, oltre che metacomunicare con il paziente realtà differenti che potranno poi essere riproposte anche nella quotidianità vissuta al di fuori dello studio.

Bertrando sottolinea inoltre che il cambiamento è più significativo quando viene coinvolta la sfera emotiva dei soggetti presenti in seduta; con questo non significa che l'autore non riconosca l'importanza del linguaggio, ma dalla sua esperienza (che non manca di raccontare tramite casi clinici presenti in quasi tutti i capitoli) ha notato che “il cambiamento del tono emotivo nel qui ed ora della seduta conti più delle ristrutturazioni cognitive o delle modificazioni comportamentali”. Solo cambiando il tono emotivo può nascere qualcosa di diverso, altrimenti il cambiamento rischia di essere esclusivamente cognitivo.

Questo libro, pur riconoscendo e rispettando il modello sistemico, esce dai classici schemi portando nuova linfa all'approccio relazionale, aprendo così nuove riflessioni, sia nel campo delle emozioni e nel loro uso, sia nell'osservazione delle domande che oggi ci vengono poste dai pazienti. Un libro che invoglia a riflettere sul cambiamento, anche della prassi terapeutica, per trovare nuove prospettive, nuove strade e nuovi modi di essere terapeuti sistemici.

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