ADOLESCENTI: UN MONDO DA SCOPRIRE


Capire gli adolescenti e sostenerli nel loro percorso esperienziale è uno dei più importanti compiti di un genitore, di un educatore e di un insegnante.

Tuttavia spesso sembra essere estremamente complesso; ci si sente infatti costantemente sfidati, inadeguati e sfiduciati.

Preadolescenti prima e adolescenti poi portano continuamente gli adulti a porsi delle domande sul come possano effettivamente essere aiutati in un’età così difficile da attraversare: quali temi affrontare con loro, in quale modo, quando imporre limiti o come rimproverare alcuni atteggiamenti sbagliati sono solo alcune delle tematiche che spesso emergono parlando di adolescenza.

Sono domande che da sempre attanagliano i pensieri degli adulti eppure, a causa dei costanti cambiamenti nel tessuto sociale, sembra non esista ancora una risposta adeguata, una linea guida da seguire che possa tracciare il giusto confine tra limite e libertà, una mappa capace di aiutare gli educatori ad orientarsi in questo difficile compito.

Oggi, ad esempio, il salto generazionale in un mondo digitale ha messo in crisi molti genitori ed insegnanti che faticano a comprendere il senso che la tecnologia ha per i ragazzi e dunque, troppo spesso, il giudizio arriva prima della comprensione.

Capita quindi che le difficoltà dettate da una mancanza di conoscenza portino a rifiutare la novità cercando di impartire insegnamenti senza porsi le giuste domande. Non si può pretendere di interagire con un mondo che non si conosce, nemmeno se si è adulti e si pe


nsa di avere un’adeguata esperienza personale in grado di trasmettere consigli adeguati.

Per poter intervenire è importante conoscere, documentarsi, essere curiosi e avvicinarsi al pensiero dei ragazzi, così da poter riflettere con loro senza pregiudizio, al fine di valutare insieme rischi e pericoli di eventuali comportamenti.

Numerosi studi neurobiologici mostrano come il cervello di un adolescente minimizza i rischi e si concentra sui vantaggi delle azioni ed è proprio per questo che dobbiamo aiutare gli adolescenti a pensare in modo globale, rispettando la loro caratteristica di massimizzare gli aspetti positivi e ridurre al minimo quelli negativi.


Ma come possiamo fare tutto questo senza perdere di vista l’obiettivo principale che è comunque quello di riuscire a tutelarli evitando che possano mettersi in pericolo?


Credo che il primo passo sia proprio quello di aprire un dialogo con loro senza temere il confronto e incentivando la libera condivisione di argomenti spinosi -come la sessualità, la percezione del corpo o le difficoltà emotive- che potrebbero allontanare sempre più i ragazzi dal pubblico adulto.

Quando ci si relaziona con


gli adolescenti è necessario impegnarsi a dire la verità e permettere loro di sentirsi liberi di esprimersi; non è possibile tralasciare argomenti reputati dagli adulti banali o inadeguati per la loro età, poiché per loro potrebbero essere temi importanti e non ci si può arrogare il diritto di minimizzarli o tralasciarli.


I ragazzi sono alle prese con la ricerca di loro stessi: un giorno si sentono invincibili, il giorno dopo vorrebbero essere invisibili così da non essere toccati da nessun tipo di emozione negativa. Intrecciano relazioni profondissime, alla ricerca del loro nuovo legame di attaccamento, così da sentirsi al sicuro nonostante il distacco dalla famiglia, ma queste relazioni poi finiscono e si sentono spesso in balia delle loro emozioni. Si ritrovano in un mondo di amici con cui si divertono, litigano, si confidano, si perdono.

Cercano di separarsi dagli adulti, ma si voltano costantemente a guardarli, hanno bisogno di sperimentare, anche infrangendo le regole se necessario, ma hanno anche un estremo bisogno di sapere che esiste qualcuno capace di accoglierli e aiutarli a capire quella


confusione emotiva che spesso li sovrasta e li rende incapaci di comprendere il loro stesso mondo.

Se si è in grado di rimandare loro questa presenza, se si è in grado di costruire una relazione sana, possiamo essere certi che, anche qualora decidano di affrontare una sfida nonostante il dissenso dell’adulto di riferimento, avranno più chiaro un confine e potranno sentire una voce in grado di guidarli nel loro mare in tempesta.


Se, come adulti, vogliamo capire gli adolescenti e sostenerli dobbiamo essere affidabili e rimanere tali. Non possiamo avere il timore di affrontare alcune tematiche che reputiamo scomode, né essere intimiditi nello scoperchiare quel vaso di Pandora che racchiude i loro dubbi, le loro perplessità, le loro curiosità. Dobbiamo sentirci pronti a stare con loro, dialogare e non possiamo permettere che non si fidino; dunque, se abbiamo fatto una promessa, manteniamola. Se abbiamo sbagliato chiediamo scusa e se vediamo che hanno bisogno di spazio rispettiamolo senza ignorarlo.


Gli adulti hanno il compito di accompagnare costantemente i ragazzi affinché aderiscano alla propria coscienza individuale, nonostante possano continuare a stare dentro quel gruppo di coetanei che spesso sembra poter essere deviante.

Tutelare i ragazzi non è un compito semplice, richiede all’adulto di mettersi in gioco, scendere in campo e non decidere a priori il risultato della partita. Non ci si può permettere di rifuggire: qualsiasi argomento si può affrontare, qualsiasi emozione si può gestire, qualsiasi attacco si può arginare, ma per farlo devono crederci gli adulti in primo luogo, altrimenti preadolescenti e adolescenti come possono fidarsi?


Dott.ssa Ilaria Albertin

Psicologa-Psicoterapeuta


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